27/02/2011
"Altre Visioni" del Sicilia QUEER filmfest
Lunedì 28 febbraio al Cityplex Metropolitan di Palermo, a partire dalle 18:30, "Altre Visioni" del Sicilia QUEER filmfest, film, documentari, anteprime, un'altra tappa di avvicinamento al festival che si svolgerà a Palermo dal 20 al 26 giugno 2011. "Le anteprime del Sicilia Queer filmfest, puntano a far meglio conoscere al pubblico cittadino questo nuovo spazio culturale e di visione, che ci piace pensare a tutti gli effetti (insieme al nostro pubblico) come L'altro festival ", afferma il direttore artistico Alessandro Rais. "Un festival diverso che dia visibilità ad una cinematografia trascurata dal circuito distributivo ufficiale, dal "mercato" insomma, sia perché legata alle tematiche della differenza di genere e di orientamento sessuale (il cinema GLBT vero e proprio), sia perché diversa in quanto indipendente sotto il profilo produttivo, nei presupposti politici, nelle scelte di poetica e negli approcci formali e tematici. Ecco perché dopo il primo appuntamento del novembre scorso con l'anteprima di "The Kids Are All Right" di Lisa Cholodenko, un film "esplicitamente glbt", con questa maratona di proiezioni che abbiamo chiamato "Altre Visioni del SQFF" mescoliamo opere di autori omosessuali - come il canadese Mike Hoolboom - che lavorano intensamente sul loro vissuto e sulla cultura e l'immaginario gay, a film e video innovativi e corrosivi (primo fra tutti lo straordinario percorso di deragliamenti e deflagrazioni visive e politiche costruito negli anni da Ciprì&Maresco a partire dall'universo di "Cinico TV"), radicali e coraggiosi, che pur non avendo una specifica attinenza alle tematiche glbt, incarnano una trasversalità assolutamente queer nel carattere innovativo delle visioni che propongono e dei punti di vista che hanno scelto. L'esordio cinematografco (autoprodotto) di un musicista creativo palermitano di notorietà internazionale come Gianni Gebbia, che in "Brecht ad Asakusa" documenta con riprese appassionate e sguardi rubati l'ebrezza delle notti musicali dell'ex quartiere a luci rosse del centro storico di Tokyo, dove onnagata e gruppi post-punk si alternano a performer straordinarie che cantano Brecht e Weill in giapponese, in questo senso propone materiali visivi di straordinaria originalità e flagranza.
E "Pietro", l'ultimo film di Daniele Gaglianone prodotto da un alfiere del cinema indipendente come Gianluca Arcopinto, particolarmente apprezzato all'ultimo Festival di Locarno (dove era l'unico italiano in concorso) ma solo fugacemente distruibuito in Italia (e in Sicilia ancora inedito), costituisce uno dei rari momenti di interesse del nuovo cinema italiano, ruvido e intransigente sia dal punto di vista visivo che politico, che il Sicilia Queer filmfest considera - oggi, in questo Paese - come un film "necessario".
L'ingresso, fino ad esaurimento dei posti disponibili, è riservato ai possessori della QUEER CARD, che si potrà richiedere - anche presso il Cityplex Metropolitan nel corso della serata del 28 febbraio, o presso l'infopoint del Sicilia QUEER filmfest (in via Sant'Oliva 42, Palermo) nei giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 12.00. www.siciliaqueerfilmfest.it/2011
Programma
ore 18:30 "PUBLIC LIGHTING" (Illuminazione pubblica)
di Mike Hoolboom, Canada 2004 (76')
il film sarà introdotto da Giovanni Massa
ore 20 "ASAKUSA NO BRECHT" (Brecht ad Asakusa)
di Gianni Gebbia, Italia-Giappone 2011 (58')
il documentario sarà introdotto dall'Autore
ore 21:30 "ARRUSO"
di Daniele Ciprì e Franco Maresco, Italia 2000 (18')
seguito da alcuni inediti di fantasmi e zombie queer da "Cinico Tv"
i materiali video saranno introdotti e commentati da Franco Maresco
ore 22:30 "PIETRO"
di Daniele Gaglianone, Italia 2010 (80')
anteprima
SCHEDE DEI FILM
"PUBLIC LIGHTING" (Illuminazione pubblica)
di Mike Hoolboom, Canada 2004 (76')
Regia, produzione, sceneggiatura, fotografia: Mike Hoolboom
Montaggio: Mark Karbusicky
Editors: Aleesa Cohene, Dennis Day, Robert Kennedy, Elizabeth Schroder, Ross Turnbull
Materiali video aggiuntivi: Herbert Hanson, Carolynne Hew, Fred Pelon
con il contributo straordinario di: Esma Mouhktar, Ken Thompson, Steve Reinke, Carolynne Hew, Sue Tran, Hiro Kanagawa, Liisa Repo-Martell
E' un videofilm in sette parti. Ogni capitolo è uno "studio" dei diversi tipi di personalità che sono state individuate dal giovane autore che ci guida attraverso il prologo. Il primo, un uomo gay, ci guida in un tour dei bar e dei ristoranti dove si sono concluse le sue storie d'amore, raccontando vicende ironiche dei suoi molti amanti. Un omaggio a Philip Glass è inaspettatamente seguito da "Hey Madonna", una lettera alla cantante scritta da un fan sieropositivo. Carolynne festeggia un altro compleanno, ma ha perso la memoria alla televisione. Almeno lei ha una videocamera. Hiro vive la vita a distanza, raramente si avventura al di là della lente, e una giovane modella ansiosa racconta momenti toccanti del suo passato. Pochi registi riescono a utilizzare materiale d'archivio (found footage) in modo così emotivo, al tempo stesso divertente e incisivo: catene di immagini che inevitabilmente ci riportano indietro a parti di noi stessi. Questo lavoro di Hoolboom è in sintonia profonda con quella condizione umana che parla direttamente al nostro cuore. (Mark Webber, London Film Festival)
"ASAKUSA NO BRECHT" (Brecht ad Asakusa)
di Gianni Gebbia, Italia-Giappone 2011 (58')
con : Cherry Typhoon, Emi Elonola, Ayachi Claudel, Piramydos, Asakusa Jinta, Baron Nakazawa, Ikumi Sonoda, Barbara Murata, Ronchan, Mayu Takeda.
Soggetto. Sceneggiatura e regia:Gianni Gebbia
Coreografie: Ikumi Sonoda
Musiche di: Kurt Weill, Asakusa Jinta, Piramydos, Ayachi Claudel, James Tenney, Marco Franco.
Prodotto da: Objet- a
"Brecht ad Asakusa" (Asakusa no Brecht) è un road movie musicale realizzato dal compositore e sassofonista Gianni Gebbia. Girato a Tokyo nel quartiere tradizionale di Asakusa, il film prende spunto da una fiction onirica tratta da una leggenda sul Budda del futuro Maitreya che appare in un cabaret di Asakusa e ci guida attraverso il mondo notturno degli artisti di una delle zone più pittoresche della vecchia Edo in seguito divenuta Tokyo.
Il quartiere di Asakusa è stato cantato da innumerevoli poeti e scrittori ed in esso si sono formate molte delle star dell'entertainment giapponese dagli anni 30 fino ad oggi, con il regista Takeshi Kitano che vi ha compiuto i suoi primi passi .
Questo quartiere è considerato il simbolo del "mondo fluttuante" delle passioni e dei desideri, ma anche del mondo compassionevole della religiosità , perchè vi si trova uno dei più grandi templi del Giappone, meta di pellegrini e turisti sin dai tempi più antichi.
Girato senza un particolare intento documentaristico il film ci mostra una serie di artisti che reinterpretano gli stilemi classici del cabaret storico franco-tedesco unendoli alla tradizione giapponese. Da figure come Ayachi Claudel, cantante brechtiana e chansonnière a danzatrici del ventre, soubrette e gruppi musicali tutti legati da un denominatore comune. Le poesie e le musiche di Bertolt Brecht e Kurt Weill fanno da cornice a questo viaggio onirico e poetico nel mondo delle notti di Asakusa creando un particolarissimo incrocio tra la cultura e l'imagerie occidentali ed orientali.
Gianni Gebbia (1961) è un sassofonista e compositore palermitano che da anni si esibisce in Giappone dove ha inciso anche numerosi dischi ed è considerato uno dei più interessanti improvvisatori nella scena internazionale della musica eterodossa e del jazz d'avanguardia.
Il suo interesse profondo per la cultura giapponese lo ha portato allo studio della meditazione Zen e di altre arti tradizionali del Sol Levante. Parallelamente alla musica che è la sua attività principale, Gianni Gebbia coltiva interessi nel campo della performance multimediale e nelle arti visive collaborando con numerosi artisti internazionali. Questo è il suo primo film.
"ARRUSO"
di Daniele Ciprì e Franco Maresco, Italia 2000 (18')
Che l'opera di Ciprì e Maresco non sia banalmente provocatoria, né vuotamente cinica, né squallidamente umoristica, lo si capisce meglio quando i due iniziano a lavorare sulla misura media e lunga. Nei documentari, ad esempio. Cioè quando ritraggono Palermo nella sua dimensione spettacolar-religiosa (Grazie Lia, dedicata alla santa patrona della città) e religiosa-spettacolare (il bellissimo Enzo, domani a Palermo! sull'equivoca ma vitalissima agenzia di spettacolo di Enzo Castagna, storico personaggio del settore [...] ), o quando affrontano in maniera non riverente e per questo profonda uno dei loro fratelli maggiori, Pier Paolo Pasolini, ai cui abboccamenti palermitani durante la lavorazione de I racconti di Canterbury è dedicato Arruso (in italiano «omosessuale», ma rendono meglio i dispregiativi «frocio» o «ricchione»), nel corso del quale vengono intervistate diverse persone che testimoniano o millantano amicizie e collaborazioni con il poeta scrittore e regista emiliano, e che rispondono all'immancabile voce off come e meglio dei sottoproletari di Pasolini (uno per tutti Saverio D'Amico, collaboratore proprio di Enzo Castagna, il quale, di fronte alla volutamente banale, squallidamente novecentesca domanda sugli intrecci tra arte e inclinazione sessuale di Pier Paolo Pasolini, supera il problema a pié pari rispondendo con una massima involontariamente degna della «rosa senza perché» di Angelus Silesius: «Il regista è regista. L'arruso è arruso»). Nicola Lagioia, "In memoria di Ciprì e Maresco", in "Lo Straniero", febbraio 2010.
"PIETRO" di Daniele Gaglianone, Italia 2010 (80')
Soggetto, sceneggiatura e regia: Daniele Gaglianone
Fotografia: Gherardo Gossi
Montaggio: Enrico Giovannone
Produzione: Gianluca Arcopinto, Enrico Giovannone, Andrea Parena, Emanuele Nespeca
Con: Pietro Casella, Francesco Lattarulo, Fabrizio Nicastro, Giuseppe Mattia, Diego Cantieri, Carlotta Saletti
Da anni ormai, Daniele Gaglianone realizza del cinema italiano che puntualmente finisce sempre per essere trascurato sia dalla critica che dal grande pubblico. Eppure Gaglianone, lungi dal cedere alla tentazione di ammorbidire il proprio sguardo, linguaggio e compromettere la propria poetica, rilancia la sfida politica della complessità e procede film dopo film alla creazione di una vera e propria opera filmica che si configura come uno dei ritratti più attendibili del nostro paese.
Presentato all'ultimo festival di Locarno (...) "Pietro" è un film terribile e sconvolgente. Bisogna davvero amare in maniera smisurata il proprio paese e il proprio lavoro per osare realizzare un lavoro duro e forte come "Pietro". Distribuito in poche sale nell'ultima settimana di agosto, è stato rimosso con fastidio e con una fretta degna di miglior causa.
Ridotta a poche strade, a qualche interno e a uno scorcio di metropolitana, la Torino di Gaglianone assomiglia a una paesaggio devastato da una guerra invisibile, rievocando nel cuore e negli occhi l'orrore laico di "Germania anno zero". Nel corpo di Pietro, Gaglianone mette in scena una resistenza ultimativa. Oltre non si può andare. Pietro, ragazzo con problemi di adattamento, ma colmo di una dignità indicibile, si prende cura del fratello tossicodipendente che invece lo insulta e lo dileggia davanti agli occhi dei suoi amici spacciatori. (...) Gaglianone non si fa illusioni. E costruisce, apparentemente, un lungometraggio inospitale come il paese in cui è ambientato. Ma è proprio da questa schiettezza, da questa dolorosa onestà che emerge l'unica possibilità di amore non compromesso che resta al cinema italiano. Ossia quella di lavorare a una resistenza politica, morale e linguistica che nei segni delle inquadrature, dei raccordi di montaggio, della luce e dei movimenti di macchina offra la testimonianza di un esserci ancora nelle cose del mondo e della storia. È il cinema stesso, nel suo scarto dalla semplice mimesi cronachistica del reale, a diventare segno di un altro reale. "Pietro" e Daniele Gaglianone sono l'esempio più sconvolgente di questa necessità che si impone al cinema italiano ma che purtroppo viene semplicemente rimossa o negata. Ma se d'altro canto "Pietro" fosse stato amato e compreso dal pubblico e dalla critica italiana, probabilmente non vivremmo in Italia ma in un altro paese. Più civile. E più giusto.
(Giona A. Nazzaro, in "Micromega", gennaio 2011)
L'ingresso, fino ad esaurimento dei posti disponibili, è riservato ai possessori della QUEER CARD, che si potrà richiedere - anche presso il Cityplex Metropolitan nel corso della serata del 28 febbraio, o presso l'infopoint del Sicilia QUEER filmfest (in via Sant'Oliva 42, Palermo) nei giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 12.00.
22:45 Scritto da: pwnews in cinema e tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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